Io, noi, voi

Ha perso l’io. La sfida del voi. La società del noi.

Le elezioni amministrative e i referendum hanno dimostrato che gli schemini delle sole, e solite, alleanze fra partiti non bastano.

Gli elettori non sono di proprietà dei partiti e quindi non è mettendo d’accordo i partiti che si mette d’accordo l’elettorato.

Ha vinto la buona politica.

Non basta la buona amministrazione (fare delle cose, anche bene).

O meglio, non c’è buona amministrazione senza buona politica.

L’elettorato ha scelto, innanzitutto, sulla base di due cose: la credibilità delle persone e la proposta, o la semplice speranza, di un cambiamento.

Se da una parte, quindi, gli italiani diffidano dei politici, questo non vale per la politica.

Quando la politica non scappa dai suoi compiti e non elude i suoi doveri, quando non si limita a fare da megafono alle paure e alle proteste, ma si assume, invece, la responsabilità di avanzare proposte concrete per un nuovo sviluppo più umano.

Ha perso il berlusconismo, e con esso ha perso l’individualismo, l’io, l’idea del capo, di una politica “fai da te” e “usa e getta”. Berlusconi ci lascia solo solitudini.

Hanno vinto, invece, le persone capaci di costruire relazioni, legami e rapporti. Persone, diverse per età, storie personale e provenienza culturale, ma accomunate dalla capacità di vincere la sfida del “voi politici” e colmare la distanza, che rischia di diventare ogni giorno più profonda, tra i politici e la gente. Tra il palazzo e la quotidianità dei cittadini.

Il Partito Democratico farebbe, perciò, un errore a considerare queste come vittorie proprie: c’è un nuovo protagonismo e un nuovo civismo, che dobbiamo riuscire ad interpretare e accompagnare.

A maggior ragione nel territorio cesenate, dove invece abbiamo perso senza appello, 3 a zero, le parole di cui abbiamo bisogno in questo momento sono verità e responsabilità.

Verità ci chiede di riconoscere, onestamente, ritardi ed errori, pena l’ulteriore allargamento della distanza fra noi e i cittadini.

Responsabilità ci chiede di avere il coraggio di cambiare profondamente. Sono d’accordo con Nicola Zingaretti: “Oggi, per difendere la ditta, come dice Bersani, bisogna cambiarla. Bisogna promuovere una profonda innovazione dello strumento partito”.

Dobbiamo, con umiltà, guardare in faccia alla realtà, ascoltare ed aprirci alle energie e alle esperienze vive, nuove e creative del nostro territorio.

È la società del “noi” che vogliamo contribuire a costruire insieme.

Non si tratta, quindi, di un problema di organizzazione. È venuto il momento di combattere, anche all’interno del nostro “mondo di riferimento”, quella battaglia culturale che il centrosinistra ha più volte annunciato, ma non ha mai saputo, potuto o voluto praticare fino in fondo.

Dobbiamo essere capaci di essere, noi, il cambiamento che vogliamo vedere avvenire anche nel territorio cesenate.

Damiano Zoffoli


Una risposta a "Io, noi, voi"

  1. Caro Damiano, sono pienamente d’accordo con te. Dobbiamo portare queste idee all’interno del partito e del nostro “mondo di riferimento” (cioè nel mondo cattolico, senza distinzioni di sensibilità) per promuovere un reale rinnovamento della politica di cui c’è urgente bisogno.
    Paolo Zammarchi

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