5 per mille, una firma contro lo scippo di Stato

In due anni lo Stato ha sottratto 172 milioni di euro al 5 per mille! Firma anche tu la petizione di VITA.it, per chiedere che non si prosegua oltre in questo abuso.

Dacci il cinque... in Cambogia!Per l’esercizio 2011, grazie alla scelta operata da 17 milioni di contribuenti, la quota raggiunta dal 5 per mille è stata di quasi 488 milioni di euro.

Lo Stato italiano ha però trattenuto 92,838 milioni di euro, destinando alle organizzazioni solo 395 milioni. Ed è solo grazie ad un’interrogazione parlamentare che questo scippo è emerso con chiarezza. Si tratta dell’ennesima sottrazione di fondi a ciò che resta del welfare, della cooperazione e della ricerca, operata a danno dei contribuenti e dei soggetti che garantiscono coesione e innovazione sociale.

In due anni lo Stato ha tolto al 5 per mille, voluto dai contribuenti, ben 172 milioni di euro! Già nell’esercizio 2010, infatti, gli italiani avevano destinato la somma di 463 milioni di euro alle organizzazioni non profit. Ma lo Stato ne aveva accreditati solo 383 milioni, trattenendone 80.

Da due anni, cioè, lo Stato, che pure con i contribuenti e gli enti non profit ha sottoscritto il patto più sacro e più inviolabile, quello della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, viene meno ai suoi impegni e scrive il falso in un atto pubblico e vincolante, sottraendo un totale di 172 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti, invece di destinarli al Terzo settore, come era nelle intenzioni di quei cittadini che hanno operato la scelta del 5 per mille.

Di fronte a questo abuso reiterato, chiediamo che il 5 per mille diventi legge, subito. Abolendo ogni previsione di tetto. A sette anni dalla sua introduzione, il 5 per mille diventi finalmente, entro il 2013, un diritto per i contribuenti e il non profit, e non un favore!

Ecco perché ho firmato la petizione “#sappiatelo, lanciata dal portale no profit VITA.it. Fallo anche tu!

Damiano Zoffoli


8 thoughts on “5 per mille, una firma contro lo scippo di Stato

  1. Terzo settore e No-Profit rappresentano la possibilità di costruire nuove esperienze dove l’economia dei servizi, in particolare alla persona, individuano un nuovo modello di sviluppo non necessariamente legato all’aumento del PIL.

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