Unione Europea: Una nuova strategia culturale europea per le relazioni internazionali

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Adottato oggi dalla Commissione Europea il documento “Towards an EU strategy in international cultural relations”, che rappresenta un documento rivoluzionario nelle relazioni tra l’UE e il resto del mondo.

Questa nuova strategia culturale dell’UE all’estero, fortemente voluta da Federica Mogherini, potrebbe essere un forte strumento di soft-power (forza tranquilla) per l’Unione, anche perchè per la prima volta si parla di cultura in termini di risorsa economica, con la stessa impostazione che sta dando il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini in Italia.

In pratica l’Ue punta a coinvolgere attivamente i suoi partner in progetti concreti di sviluppo della cultura. Nella Comunicazione si parla di industria creativa, come la moda e il design, di restauro e potenziamento turistico del patrimonio culturale, anche usandolo per consolidare le identità locali e promuovere il dialogo inter culturale. L’idea è che un sito archeologico è una testimonianza del passato ma anche una risorsa per le comunità che attorno ad esso vivono. Il nuovo turismo che la Commissione vuol concorrere a sviluppare non è più quello del mordi e fuggi di massa che saccheggia senza capire i luoghi di visita, ma un turismo sostenibile, che entri in contatto con le popolazioni locali e conosca il territorio in cui si trova un sito archeologico, instaurando contatti più duraturi.

Una politica che poi si traduce in moltissimi aspetti delle relazioni esterne europee, come ad esempio si è fatto in Giordania, finanziando corsi di formazione per operatori televisivi, con i quali si è insegnato ai giordani a farsi le loro serie televisive e a venderle ai loro vicini.  Nello specifico, una produzione giordana di contenuti televisivi compete nella regione con il gigante egiziano del settore e crea diversità culturale.

La nuova strategia non è condotta soltanto dall’Ue , ma è portata avanti in stretta collaborazione con gli Stati Membri. Anche qui, quello che si vuole favorire sono le sinergie. Musei europei che formano operatori museali di paesi terzi e gli insegnano una gestione manageriale di una risorsa culturale, università europee che aprono facoltà all’estero offrendo reciprocità ai nostri partner. Tutto questo suscita scambio e dialogo che, ritengono in Commissione, “è la migliore ricetta contro i populismi e la paura degli altri”. Una politica culturale, spiegano a Bruxelles, che presenti la cultura europea all’estero nella sua varietà ha anche l’effetto interno di dare agli europei una migliore percezione della loro specificità, per rafforzare un senso di appartenenza europeo che oggi è in crisi.


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