Erasmus+: al Parlamento Europeo si vota una relazione nel trentennale della nascita

indexTanti auguri, Erasmus! 30 anni fa, nel 1987, nasceva uno dei programmi che ha contribuito a crescere e formare una generazione di autentici cittadini europei. Curiosità, libertà e intraprendenza, qualità che Erasmus ha aiutato a sviluppare a oltre 3 milioni e mezzo di giovani -di cui 350 mila italiani- nell’ambito di un’esperienza di vita che in pochi mesi insegna molto di quello che non è scritto nei manuali universitari. Che, a dire il vero, prende il nome di apprendimento non formale e informale. Un programma, dunque, che costituisce un pezzo solido di cultura europea.

Oggi, a distanza di trent’anni dalla prima esperienza, si ribadisce la volontà di continuare a finanziare ed ampliare questi scambi, con uno stanziamento pari a 14,7 miliardi di euro, un aumento cioè del 40% il budget per il periodo 2014-2020 rispetto al precedente finanziamento. Il dato del 2015 sottolinea il trend positivo, registrando il numero record di 678 mila persone che hanno usufruito del programma per studiare, lavorare e fare volontariato all’estero.

L’Italia è quinta per numero di arrivi (21500) e quarta per le partenze (31000). Particolarmente apprezzata l’Alma Mater di Bologna, che guida la classifica degli atenei italiani ospitanti, seguita da La Sapienza di Roma e dal Politecnico di Milano.

Nel trentennale della nascita, il Parlamento Europeo vota la relazione del collega del PPE Milan Zver sul programma Erasmus+. La relazione permette, dopo due anni e mezzo dalla nascita di Erasmus+ -che sostituisce, nella continuità, Erasmus- di fare il punto sul programma, per cercare di offrire opportunità sempre migliori nei prossimi quattro anni e mezzo di programmazione. L’obiettivo per il periodo 2014-2020 è di permettere a oltre 4 milioni di giovani di studiare, formarsi e fare esperienze in un paese straniero.erasmus_logo-svg

Uno studio sull’impatto di Erasmus indica che chi ha studiato o si è formato all’estero ha il doppio delle probabilità di trovare lavoro rispetto a chi non ha fatto un’esperienza simile, migliorando, nell’85% dei casi, l’occupabilità all’estero. Il 64% dei datori di lavoro ritiene inoltre che un’esperienza internazionale sia importante ai fini dell’assunzione (interessante apprezzare l’aumento del dato, che si attestava al 37% nel 2006). Un tirocinante Erasmus su dieci ha, infine, avviato un’attività in proprio, e tre su quattro intendono fare altrettanto.

L’Erasmus svolge un ruolo chiave nella promozione dell’identità e dell’integrazione europea, della solidarietà, della competitività e della coesione sociale. L’esperienza all’estero permette agli individui di vivere in modo più indipendente, di adattarsi con maggiore facilità e di potenziare lo sviluppo personale. Ne beneficiano anche competenze chiave quali la fiducia in se stessi, l’adattabilità, il pensiero creativo, lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale e lo spirito di squadra.

L’esperienza Erasmus serve anche a sviluppare competenze linguistiche, molto richieste nel mondo del lavoro flessibile e internazionale, che aumentano le probabilità occupazionali.

Un programma, quindi, sul quale l’Europa sta puntando e investendo, con il duplice intento di formare cittadini europei e di attaccare la disoccupazione, a livelli -soprattutto quella giovanile- molto alti.

L’Erasmus+ è, in questi tempi bui per l’Italia e l’UE, una buona notizia, rappresenta la speranza e la capacità di reagire di un’Europa giovane che vuole essere protagonista del proprio destino.


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