CETA: le ragioni del mio sostegno alla proposta.

thinkstockphotos-179208872Il CETA è un accordo sicuramente non perfetto ma che ci fa fare importanti passi in avanti nel regolare gli scambi commerciali col Canada, per questo ho deciso di sostenerlo.

Vi propongo la nota della collega Alessia Mosca, coordinatrice del gruppo S&D in commissione INTA, che spiega in maniera chiara le ragioni del nostro voto favorevole.

Una partnership strategica
Gli equilibri geopolitici globali attraversano un momento molto fluido. Dinnanzi al neo-protezionismo americano, promosso dalla nuova amministrazione USA, e di fronte al tentativo cinese di promuovere un modello di globalizzazione squilibrato e privo di regole, con il CETA, l’Ue ha la possibilità di promuovere il suo modello di commercio con uno dei partner a noi, politicamente e storicamente, più vicini. Lo scopo è regolare il commercio fra due dei più importanti attori globali influenzando, così, il resto del globo.
L’Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement) migliorerà le opportunità di crescita delle aziende europee in Canada. Grazie all’accordo, le nostre imprese otterranno, infatti, il migliore trattamento che il Canada abbia mai offerto a un partner commerciale, condizioni di massima equità che equipareranno la posizione degli operatori europei a quella dei concorrenti canadesi.
Il CETA non modificherà gli standard europei. I requisiti in materia di diritti dei lavoratori, sicurezza degli alimenti, qualità dei prodotti, protezione dei consumatori, tutela sociale e ambientale rimarranno, infatti, immutati. Tutte le importazioni dal Canada dovranno, infatti, soddisfare le normative europee, senza eccezioni e con il massimo del rigore.

Risparmio sui dazi d’importazione
Lo smantellamento delle tariffe doganali, il più ambizioso mai raggiunto dall’UE, beneficerà le aziende, i lavoratori e i consumatori europei con un risparmio annuale di 470 milioni di euro per il settore manifatturiero e di 24 milioni di euro per il settore agroalimentare. La riduzione dei costi favorirà, soprattutto, la crescita sul mercato canadese della piccola e media impresa (PMI), pilastro dell’economia italiana e la più svantaggiata da un alto livello di dazi. L’eliminazione delle barriere doganali non comporterà alcuna modifica agli alti standard europei. I prodotti d’importazione canadesi dovranno, infatti, conformarsi, senza eccezioni, alle normative comunitarie.

Maggiori opportunità per il settore dei servizi
Il CETA è l’accordo più ambizioso che l’UE abbia mai concluso in materia di servizi e investimenti. Le aziende europee godranno, infatti, sul mercato canadese, delle condizioni, fino ad oggi, riservate ai produttori nazionali. La rimozione degli ostacoli normativi, la cessazione di pratiche discriminatorie e un sistema di risoluzione delle controversie, trasparente e democratico, garantiranno, infatti, il pieno rispetto dei diritti e la massima tutela degli interessi europei. Le aziende europee potranno quindi accedere, senza restrizioni, ai mercati delle telecomunicazioni, dei servizi marittimi, finanziari e ambientali. La portata del CETA è tale da estendere tale accesso a tutti i settori regolati a livello provinciale e municipale, esclusi da ogni precedente accordo. Il CETA, come tutti i trattati commerciali negoziati dall’UE, protegge il settore dei servizi pubblici, escludendolo da ogni negoziato.
Anche nel campo dei servizi, gli investitori e le aziende del settore dovranno rispettare le normative europee ed essere sottoposti allo stesso numero di controlli.

Mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali e maggiore libertà di circolazione
L’accordo, promuovendo il mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali faciliterà l’accesso dei lavoratori al mercato occupazionale canadese. L’accordo fornisce, infatti, agli ordini professionali, che regolano e disciplinano l’ingresso al mercato del lavoro dei professionisti altamente qualificati, come ingegneri, architetti e commercialisti, la cornice istituzionale per il reciproco riconoscimento dei titoli. Il negoziato fra le associazioni di categoria mira, infatti, ad incrementare la libertà di movimento dei professionisti.
Il CETA, poi, renderà più facile lo spostamento momentaneo dei dipendenti fra le due sponde dell’Atlantico. A beneficiarne particolarmente, saranno gli specialisti dei servizi post-vendita del settore degli equipaggiamenti, dei macchinari e dei software, come, per esempio, un ingegnere italiano incaricato della manutenzione di una pala eolica installata sulla costa canadese. Nei settori ad alta intensità tecnologica, di cui l’UE è leader, la manutenzione, finora inaccessibile, arriva a rappresentare il 40% del valore originario di vendita.

Accesso agli appalti pubblici canadesi
Il mercato degli appalti pubblici, in Europa, conosce già un’ampia liberalizzazione e un alto livello di apertura. Purtroppo le aziende europee, sui mercati esteri, non conoscono lo stesso livello di accesso. Il CETA, concedendo per la prima volta la partecipazione di aziende straniere a gare pubbliche, incrementa il livello di reciprocità. La concessione è estesa a tutti i livelli amministrativi. Le municipalità canadesi, per esempio, nel 2011 hanno effettuato commesse per un totale di 82 miliardi di euro. Considerata la struttura profondamente federale dello stato canadese, il risultato assume una rilevanza particolare. Le imprese europee godranno, quindi, di un canale privilegiato che vede esclusi tutti i concorrenti stranieri.

Ottimizzazione dei costi – mutuo riconoscimento delle valutazioni di conformità
L’Ue e il Canada hanno concordato il mutuo riconoscimento dei propri procedimenti di controllo, delle certificazioni e dei regolamenti tecnici in molti settori, fra cui quelli dei prodotti elettronici e radio, dei giocattoli, dei macchinati e degli strumenti di misurazione. In pratica, le agenzie proposte al controllo della sicurezza e qualità dei prodotti europei potranno certificarne la conformità agli standard canadesi sgravando le imprese degli altissimi costi richiesti per ottenere doppie valutazioni di conformità. La riduzione dei costi potrebbe generare un aumento annuale di 2.9 miliardi di euro del PIL europeo. La misura rappresenta una rivoluzione copernicana per le PMI, finora troppo piccole per sostenere il peso dei costi amministrativi e burocratici derivanti da sistemi normativi profondamente diversi. Le multinazionali, infatti, grazie alle economie di scala, ai grandi volumi di vendita, alla disponibilità di dipartimenti legali e, spesso, alla delocalizzazione riescono più agilmente ad adattare i propri metodi produttivi ai diversi regolamenti nazionali.

Maggiore tutela dei prodotti agroalimentari
Il CETA, tramite il riconoscimento di 145 indicazioni geografiche (IG), come il Grana Padano o il cotechino di Modena, impegna le autorità canadesi a fornire un livello di tutela delle eccellenze agroalimentari del nostro territorio assimilabile a quello del sistema europeo. A livello mondiale, il 50% del valore della vendita dei prodotti promossi per la loro italianità corrisponde a frodi alimentari. L’Unione Europea ha, quindi, ottenuto una fondamentale vittoria nel quinto mercato di esportazione dei suoi prodotti enogastronomici. La protezione fornita dalle autorità non riguarderà solo la cessazione di pratiche scorrette da parte dei produttori canadesi ma si estenderà a controlli e sanzioni sui prodotti d’importazione. L’accordo garantirà una maggiore penetrazione dei nostri prodotti, tuteleranno le loro fasce di mercato e la loro reputazione, frutto di tradizioni centenarie. Un esempio concreto riguarda il riconoscimento del marchio di origine del prosciutto crudo di Parma. A oggi, infatti, il Canada vieta la commercializzazione di questa eccellenza con il suo nome a causa di un marchio omonimo registrato per un alimento di produzione canadese.
Anche in questo settore, le importazioni dal Canada dovranno soddisfare i rigidi standard europei. I settori maggiormente sensibili, inoltre, sono stati esclusi.

Sviluppo sostenibile
Il CETA, come tutti gli accordi negoziati dall’UE, contiene un capitolo sullo sviluppo sostenibile, nel quale viene fatta menzione di un impegno comune rispetto ad ambiente e tutela del lavoro. Inoltre, il Canada, di solito restio a questo genere di discussioni, si è impegnato alla ratifica delle convezioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui diritti dei lavoratori.

Il sistema di risoluzione delle controversie stato-investitore, l’ICS (Investment Court System)
L’ICS è un tribunale internazionale ideato dalla Commissione europea per rispondere alle preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo e, soprattutto, dal Gruppo dei Socialisti e Democratici. Nella formulazione originaria l’accordo prevedeva un sistema giudiziale chiamato ISDS (Investor-State Dispute Settlement), il più diffuso negli accordi commerciali internazionali, strumento implementato dagli Stati membri in più di 1400 casi. Nel preambolo del capitolo dedicato alla protezione degli investimenti, l’accordo ribadisce e sancisce il diritto delle istituzioni nazionali e comunitarie a legiferare secondo necessità e coscienza. Si precisa, inoltre, che non può considerarsi legittima l’eventuale pretesa degli investitori che le legislazioni restino immutate nel tempo. Il sistema di risoluzione delle controversie Stato-investitore, l’ICS (Investment Court System), favorirà la crescita degli investimenti a beneficio dei lavoratori e interverrà solo qualora sia effettivamente riscontrato un sopruso. La maggior parte dei problemi incontrati dagli investitori esteri nei paesi con sistemi giuridici avanzati è, infatti, di natura amministrativa. Di solito, riguardano il trattamento riservato dalle autorità ai singoli investitori in relazione a una determinata licenza, a un permesso o a una gara d’appalto che, per esempio, potrebbe escludere, tramite escamotage burocratici, aziende straniere. Lo Stato ospitante potrebbe, infatti, adottare o applicare una decisione in modo sleale o discriminatorio nei confronti dei produttori esteri. Ad esempio, potrebbe autorizzare una società nazionale a produrre un determinato prodotto e negare invece la stessa autorizzazione a uno stabilimento appartenente a una società straniera.
In dettaglio, il Sistema Giudiziario per gli Investimenti (ICS) è, composto da un tribunale di prima istanza e da una corte d’appello. Si tratta di una corte permanente (prima importante differenza con l’ISDS, che prevede un sistema di arbitri convocati ad hoc per ogni controversia), dedicata al trattato fra Canada e UE. Nello specifico la proposta prevede una corte con 15 giudici (5 europei, 5 canadesi e 5 da paesi terzi) con un mandato di 6 anni. I giudici verranno pagati tramite un fondo comune euro-canadese e, quindi, non dalle parti in causa garantendo, così, la loro massima imparzialità. La nomina a giudice di questa nuova corte sarà subordinata al possesso del titolo di giudice nel paese di provenienza e/o all’essere un giurista di fama comprovata in materia di diritto internazionale privato e del commercio. Con queste accortezze si potrà evitare che avvocati d’affari facciano da arbitri in cause in cui potrebbero emergere dei conflitti d’interesse. Per quanto riguarda il codice etico dei giudici, il testo, rafforzato, poi, dalla dichiarazione interpretativa, legalmente vincolante ai sensi della Convenzione di Vienna sui Trattati Internazionali, prevede un processo di selezione e impiego in grado di prevenire qualsiasi tipo di conflitto d’interesse. I membri del tribunale, infatti, non potranno espressamente fornire i propri servigi da consulenti o avvocati in qualsiasi controversia internazionale sugli investimenti. All’insorgere di ogni nuova controversia si costituirà una corte giudicante di tre giudici (uno europeo, uno canadese e uno terzo) estratti a sorte tra i quindici. In questo modo, sarà ulteriormente garantita la loro imparzialità. Il sistema fa del CETA il primo accordo commerciale della storia a prevedere, in caso di controversie tra Stato e investitore, anche un meccanismo d’appello in secondo grado. La corte d’appello ricalcherebbe perfettamente il tribunale di prima istanza, ma con sei giudici (2 Canadesi, 2 UE e 2 terzi). Potrà adire alla corte ognuna delle parti e la sentenza di primo grado potrà essere modificata o completamente ribaltata dal giudizio di secondo.

A cura dell’ufficio di Alessia Mosca

 


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...