How do EU feel? Capitolo 1 – Mattia

How do EU feel?

how do eu feel defCapitolo 1 – Mattia

A maggio saranno due anni che vivo a Maastricht. Fino a tre anni fa questa città per me era solo un trattato, non un luogo fisico abitato da persone. Da studente alle prese con la tesi di laurea nulla mi spaventava più dell’idea di ritrovarmi il giorno dopo la laurea stessa senza un lavoro, senza un progetto, senza un’idea di cosa fare del mio futuro.

Mi lanciai allora nell’invio compulsivo del CV, rigorosamente all’estero perché dopo l’esperienza Erasmus a Parigi il mio paese mi stava stretto. Lo European Journalism Centre (EJC) rispose, interessato a discuter via Skype di una possibile internship. La prospettiva di trasferirsi a Maastricht si profilava improvvisamente concreta. Eppure di dove fosse Maastricht, o che tipo di città fosse, io non ne avevo alcuna idea. L’internship durò tre mesi e poi tornai a casa in provincia, nel Veneto orientale. Un’estate a lavorare in un magazzino, nella distribuzione di giornali e riviste, e, raccolta una somma dignitosa, comprai un biglietto di sola andata per Bangkok. Cinque mesi a spasso per il sudest asiatico, un altro ritorno a casa e in seguito ad una serie di fortunate coincidenze e combinazioni, l’inizio di una seconda avventura a Maastricht, due anni fa appunto, di nuovo con l’EJC.

Maastricht è un luogo come tanti altri, ma unico da diversi punti di vista. È Olanda, ma lontanissima dagli stereotipi di mulini a vento e campi di tulipani. A guardare la sua posizione su Google Maps viene da chiedersi quali vicende storiche abbiano deciso che Maastricht sia Olanda. Si posiziona a sudovest di un istmo che scende dalle pianure olandesi e si incunea tra Belgio e Germania. Dal centro città basta una mezz’ora di corsetta leggera per ritrovarsi in Belgio e verso est il terreno si alza perfino un poco, a formare basse colline che gli olandesi chiamano montagne, poco abituati come sono a tutto ciò che non sia piatto come una tavola. Ma dicevamo del trattato. Per qualche motivo quando alcuni paesi europei decisero di dare vita al progetto di moneta unica che oggi conosciamo come euro, scelsero Maastricht come sede dove ritrovarsi a mettere le loro firme in calce al celebre trattato. Una piazza in riva al fiume su cui si affaccia il moderno edificio della biblioteca comunale — “Centre Céramique” in ricordo delle industrie di ceramica che qui si raccoglievano in passato — porta il nome di “Plein 1992”, anno della firma del trattato, e presenta piastrelle decorate con il simbolo della moneta unica. Maastricht è Europa. E lo comunica con orgoglio una stella rossa che ti accoglie all’uscita dalla stazione dei treni con la scritta “Welcome to Europe”. Sono capitato qui un po’ per caso ma forse doveva succedere: in tanti mi hanno sentito confessare come io speri di morire un giorno con in tasca un passaporto che dica Europa piuttosto che Italia. Poteva esserci luogo più simbolico di Maastricht per iniziare un percorso che mi permetta di crescere come cittadino europeo?

L’autore

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Mattia, 28 anni. Originario di San Donà di Piave, nel veneziano, vive da due anni in Olanda, dove lavora presso l’European Journalism Centre.

 

 

 

Il progetto How do EU feel

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