How do EU feel? Capitolo 2 – Nicola

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Capitolo 2 – Nicola

Chi meglio di noi giovani conosce l’Europa? Sono giunto a questa riflessione al termine della mia esperienza come stagista in Francia lo scorso anno.

Ormai da un po’ avvertivo la necessità di mettermi in gioco e lasciare Gorizia, la città che mi ha accolto come studente, vivibile e rassicurante, ma priva di vere e proprie opportunità. Così quando l’Università di Trieste ha emesso un bando per un tirocinio di 3 mesi presso il Centre International d’Antibes, scuola di lingua francese in Costa Azzurra, ho colto al volo l’occasione.

Attratto sia dalla fantastica meta che dalla mia passione per la cultura francofona, ho messo da parte ogni esitazione e mi sono presentato al colloquio. Fortunatamente sono stato selezionato e dopo aver preparato i bagagli (includendo l’immancabile razione d’emergenza di caffè italiano) sono partito carico di aspettative.

Bref, come direbbero i nostri cugini d’oltralpe, ho trascorso le mie giornate ad occuparmi della gestione di pratiche amministrative e dell’accoglienza dei clienti, che provenivano dai quattro angoli del globo, tedeschi, inglesi, russi, ma anche venezuelani, sudafricani, kazaki e potrei aggiungerne svariati altri. La scuola era una sorta di microcosmo in cui gli studenti, accomunati dal profondo interesse per la lingua francese, discutevano e si confrontavano, prendendo coscienza delle rispettive differenze, ma condividendo anche esperienze e valori.

Come potrete immaginare il mio soggiorno non è stato esclusivamente incentrato sul lavoro, ho approfittato dei weekend per godere delle bellezze che solo la Costa Azzurra sa offrire. Dal mare cristallino agli incantevoli paesaggi, dalla celebre Promenade des Anglais a Nizza alla più mondana Saint Tropez.

Nei miei 3 mesi di permanenza ho avuto modo di conoscere ragazzi provenienti da realtà molto diverse dalla mia, portatori di tradizioni, culture e lingue differenti. Con alcuni di loro ho stretto una profonda amicizia e sono tuttora in contatto, aspettando di ritrovarci alla prima occasione.

Ciò ha fatto sì che per la prima volta mi ponessi delle domande riguardo alle opportunità che il progetto europeo ha garantito a noi giovani. Ad esempio senza l’Unione Europea, per recarmi in Francia avrei dovuto rinnovare il passaporto ed avviare le lunghe pratiche per ottenere un permesso di lavoro. Forse tenuto conto delle lungaggini burocratiche, non avrei mai trovato il coraggio di partire.

Per questo posso affermare che noi giovani, la cosiddetta “generazione Erasmus”, siamo la prima generazione veramente europea e saremo i più strenui difensori di Schengen. Sbaglia chi ritiene che ciò significhi rinnegare la propria identità: sentirsi europei non vuol dire tagliare i legami con la propria cultura, bensì abbracciare ideali e valori capaci di superare le frontiere nazionali.

Noi, i nativi europei possiamo e vogliamo fornire il nostro sostegno a quest’Europa aperta e cosmopolita, la cui vera forza e ricchezza sta nella diversità dei Paesi che hanno scelto di farne parte.

L’autore

14980824_1005183666294758_4406467810421935608_n.jpgNicola, 22 anni, si è recentemente laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Gorizia. Ragazzo del trevigiano pieno di voglia di fare e pronto a partire, è un grande sostenitore del sogno europeo

 

 

How do EU feel

Il progetto

Capitolo 1 – Mattia


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