How do EU feel? Capitolo 5 – Enrico (II)

How do EU feel?

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Capitolo 5 – Enrico (II)

Ore 07.20, Flixbus, direzione Monaco di Baviera, sto tornando da un breve ma intenso week end a casa. Giusto il tempo di salutare qualche amico e imbottirmi per bene dei tanto sognati manicaretti della nonna e via sono già di ritorno in Germania, nella città di Würzburg, dove sto lavorando da tre mesi con l’ambizione di potermi pagare un master qui in terra tedesca l’anno prossimo.


Vengo svegliato di soprassalto da delle urla in tedesco proprio nel bel mezzo di uno dei rari periodi di sonno profondo durante il mio viaggio notturno in bus. Chi urla sembra essere arrabbiato (ma non ne ho la certezza perché il tedesco è una lingua poco “amichevole”, di primo acchito), mi guardo attorno assonnato e capisco di essere arrivato al confine tra Austria e Germania. Le urla provengono da alcuni uomini con la scritta POLIZEI sul giubbino giallo fluo che stanno discutendo con l’autista.  Dopo poco iniziano a controllare i documenti a tutti i passeggeri, ma sembrano abbastanza ansiosi di arrivare negli ultimi posti dove, affianco a me, si trovano seduti sei ragazzi nordafricani. Esibisco la mia carta d’identità agli agenti che senza neanche guardarla passano direttamente ai ragazzi sulla mia sinistra. Guardando i loro occhi spaesati e pieni di paura si insinua in me un sentimento misto tra rabbia e tristezza che scatena una valanga di pensieri che mi accompagnano per tutto il resto del tragitto in bus.


Negli ultimi anni ho avuto modo di attraversarne molti di questi confini immaginari e ho maturato la convinzione che viaggiare sia sinonimo di vivere. Infatti a partire dall’esperienza Erasmus in Spagna mi si è aperto un mondo fantastico davanti, fatto di luoghi nuovi e tramonti mozzafiato, profonde amicizie, migliaia di strette di mano ed abbracci con persone da ogni angolo del mondo a cui non importava nulla da dove venissi o che passato avessi, contava solo lo scambio di esperienze e di modi di affrontare il presente di questo pazzo mondo. Così è capitato, per esempio, che un olandese mi insegnasse un nuovo modo per allacciarmi le scarpe, un messicano mi abbia suggerito il miglior sito per guardare film e musica, uno spagnolo mi abbia mostrato il gioco da spiaggia più divertente in assoluto e una ragazza tedesca abbia cambiato radicalmente il mio modo di pensare ecologico.


Mentre l’autobus riprende il suo cammino entrando in territorio tedesco, ripenso a quanto sia cambiata negli ultimi due anni la mia opinione riguardo questa nazione ed i suoi abitanti, tanto da farmi pianificare il mio prossimo futuro universitario e lavorativo qui “tra birra, patate e crauti”. Devo ammettere che per uno jesolano cresciuto col mito dei “crucchi” invasori armati di sandali e calzini bianchi, burberi e di mentalità chiusa, che puntualmente ogni estate arrivano a frotte ad affollare le nostre spiagge, non è stato facile accettare la realtà. I primi ragazzi con i quali ho instaurato un rapporto fuori dai confini italiani sono stati proprio ragazzi tedeschi, con un’apertura mentale e una visione del mondo tale da suscitarmi ammirazione e stima dal primo momento. Ora che vivo qui da diversi mesi ho l’impressione di trovarmi in una nazione quasi ideale, che dà a tutti, tedeschi e non, le stesse opportunità di istruzione, lavoro e sanità a prescindere dal ceto sociale o dalle possibilità economiche della famiglia. Qui per strada, all’università o nei bar si respira forte l’aria europea che ci accomuna tutti, qui c’ è un mix di genti con origini asiatiche, turche, italiane e molteplici altre ancora che, generazione dopo generazione, si sono integrate alla perfezione nel tessuto sociale tedesco. Anch’io personalmente non ho avuto alcuna difficoltà ad integrarmi nonostante non avessi alcuna conoscenza della lingua tedesca…pensa un po’ qui tutti, dal bambino delle elementari al impiegato in posta, padroneggiano la lingua inglese!  Qui sembra tutto funzionare alla grande e, specialmente per gli studenti, devo ammettere che è un gran bel vivere.
Quando ho scelto di aderire al progetto europeo Erasmus e ho lasciato il mio Paese per la prima volta direzione Spagna, non avrei mai pensato che ciò potesse cambiare ed ampliare così tanto le mie idee ed i miei orizzonti! Penso che la maggioranza dei ragazzi che, come me, ha vissuto l’esperienza del microcosmo Erasmus, sia rimasta estasiata dall’idea di sentirsi parte di qualcosa di più grande e stimolante della propria realtà provinciale di origine, che a volte sta un po’ stretta. Avendo il coraggio di lasciare la propria comoda ma limitata realtà casalinga ci si trova catapultati in un mondo sconfinato, una grande e multietnica comunità di cui ci si sente parte integrante e che rappresenta il futuro per le nuove generazioni. Quindi alla domanda “HOW DO EU FEEL?” io rispondo “EU-FORICO!”


Ora però seduto in questo bus, che ormai è quasi arrivato a Monaco, il mio pensiero torna a quegli occhi pieni di tristezza e paura che probabilmente mai vedranno il tanto sognato futuro migliore, e mi chiedo che ne sarà di quei ragazzi che non hanno avuto la fortuna di nascere poche centinaia di chilometri più a nord, oltre il mare.


Penso che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo privilegiati ad essere nati in questo contesto europeo e in quest’epoca; i nostri nonni non avevano nemmeno le briciole della libertà e delle possibilità che noi giovani abbiamo a disposizione oggi!


Mi chiedo solo perché ragazzi come me, o anche più colti ed intelligenti, provenienti da paesi extraeuropei più poveri non possano avere la mia stessa libertà di viaggiare e quindi vivere!
Dopotutto i valori principali che questi due anni di Europa mi hanno trasmesso sono la solidarietà e l’umanità! Prima di sentirmi jesolano, italiano o europeo io mi sento un Uomo libero parte di una comunità e mi auspico che in futuro tutti gli individui, a prescindere dalla loro provenienza, siano liberi di entrare a farne parte senza dover rischiare la propria vita e perdere la dignità di esseri umani!

L’autore

enrico Enrico, 23 anni, cresciuto a Jesolo, vive e lavora in Germania, dove intende proseguire gli studi nel campo delle scienze motorie, dopo aver conseguito un titolo di laurea triennale a Ferrara.

 

 

Il progetto How do EU feel

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