How do EU feel? Capitolo 6 – Cecilia

How do EU feel?

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Capitolo 6 – Cecilia

Sono Cecilia e vivo a Bruxelles da cinque anni. Lavorare a contatto con le istituzioni europee mi ha dato possibilità interessantissime e grandissime soddisfazioni professionali. Ma la cosa che più mi riempie di gioia, quando cerco di tirare le somme degli anni trascorsi qui, è il variegato gruppo di amici che ho incontrato strada facendo. È di loro che voglio parlare.

Anna e Giorgios, lei è svedese da parte di padre e francese da parte di madre, lui è greco in ogni goccia di sangue. Quando vado a cena da loro, quando siamo di buon umore, tirano fuori il set di bottigliette di schnapps svedese. Diciamo “skoll”, beviamo. Una volta ho detto che il sapore della grappa che avevo appena assaggiato mi sembrava famigliare. Anna mi ha guardata sorpresa, “certo che ti sembra famigliare” mi ha detto, per poi mostrarmi che era ouzo.

Charlotte e Mathieu. Mathieu è un belga vero, il che è una vera rarità qua, nella “Brussels bubble”, come si chiama la realtà di persone, istituzioni e associazioni che gravitano attorno all’Unione Europea. Charlotte è inglese. Quando c’è stata la Brexit in ufficio eravamo tutti sconvolti, abbiamo provato a prenderla in giro, ma quel giorno l’ironia non funzionava: eravamo tutti turbati e lei lo era di più. All’epoca non era chiaro cosa sarebbe potuto succederle quando sarebbe diventata cittadina non comunitaria a Bruxelles e, per non dover trascorrere due anni nell’incertezza, ha chiesto la cittadinanza belga. Il 21 luglio, il giorno della festa nazionale del Belgio, siamo stati insieme in piazza, un’italiana, un’inglese e un belga, a mangiare frites e a festeggiare questo paese.

Sandrine e Charles. Ho conosciuto Sandrine quando eravamo stagiste presso la stessa società di consulenza. Ci siamo trovate bene da subito e siamo rimaste molto amiche, anche quando lei se ne è andata dopo avere trovato un lavoro “vero”. Charles è di Namur come lei, vivono insieme a Bruxelles e la amano, trovano che offra un sacco di possibilità. Poi due anni fa hanno avuto una bimba ed è così che io, bolognese che se non c’è San Luca all’orizzonte non c’è casa, sono diventata madrina di una piccoletta belga con gli occhi azzurri.

Marianne e Stefan. Lei è francese, lui è svedese. Hanno vissuto in Francia, in Belgio e ora in Svezia. Quando erano in Belgio hanno avuto una bimba, Claire. In quei giorni Marine Le Pen andava fortissimo nei sondaggi e un’ondata xenofoba attraversava il Regno Unito. Io guardavo Claire e mi domandavo come fosse possibile che tutto quello che vedevo in tv stesse succedendo davvero.

Quando si lascia il posto in cui si ha vissuto una vita per andare a vivere in una città in cui non si conosce nessuno si creano legami fortissimi con le persone che si incontrano. I miei amici sono la mia famiglia belga e ogni volta che sento qualcuno dire che il progetto europeo è destinato al fallimento, mi domando come possa pensare che sia possibile disfare tutto questo: le relazioni, i legami, le collaborazioni che sono nate in questi anni di Erasmus, di libera circolazione e di aerei low cost. Si potranno disfare le Istituzioni, ma come si fa a disfare la piccola Claire?

Ci sono stati giorni in cui è stato difficile fare ironia, ma ora è impossibile non pensarci. Ché qui abbiamo un problema del tutto inedito per noi italiani: fatti gli Europei, bisogna fare l’Europa.

L’autrice

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Cecilia è nata e cresciuta a Bologna, dove ha prima “okkupato” le aule del Minghetti, poi svuotato le macchinette del caffè della scuola superiore per interpreti e traduttori e della facoltà di scienze politiche.

A Bruxelles di giorno lavora per la Confederazione europea dei sindacati, di notte legge romanzi insieme alla gattina Clarissa. Resiste quotidianamente al profumo delle patatine fritte e sogna un’Europa sempre più unita.

Il progetto How do EU feel

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