Brexit: il Parlamento europeo boccia i negoziati – il punto della situazione

Brexit.jpgNonostante sia passato ormai più di un anno dal referendum con il quale il popolo inglese si è espresso a favore, seppur con il sottile margine del 51,9%, dell’uscita dalla casa comune europea, ci sono ancora molte questioni aperte. I negoziati vagano ancora in alto mare, senza che il governo inglese riesca a fornire indicazioni chiare sulla strada da seguire per uscire dalla nebbia e trovare un accordo di recesso condiviso da entrambe le parti.

Il Parlamento europeo si è invece espresso in modo chiaro votando compatto (557 voti a favore su 751, il 75%) una mozione sull’andamento dei negoziati: non ci si occuperà dei rapporti futuri tra UE e Regno Unito finché non si sarà raggiunto un accordo su alcuni temi chiave ancora scoperti.

I temi scoperti

Il Parlamento non ha dubbi: i diritti di cui godono i cittadini UE che vivono nel Regno Unito devono essere pienamente rispettati, così come devono essere rispettati quelli dei loro familiari. Purtroppo per il momento il Regno Unito ha messo in atto pratiche di fatto discriminatorie nei confronti dei cittadini comunitari che vi risiedono.

Permane inoltre ancora incertezza sulla delicata questione nordirlandese. Il governo britannico non ha ancora spiegato come intenda rispettare l’accordo del Venerdì Santo e allo stesso tempo non prendere parte all’unione doganale e al mercato unico.

Infine, importantissime, le questioni finanziarie. Secondo il Parlamento il Regno Unito deve rispettare gli obblighi presi in sede comune, pagando la propria quota di finanziamenti. Non ci si può aspettare che quello che è stato deciso in 28 venga pagato da 27 Stati – tanto più che il Regno Unito è uno dei maggiori contribuenti al budget UE. Si chiede al Regno Unito quanto pattuito, né di più né di meno.

Solo quando saranno chiariti i punti di cui sopra si potrà procedere con le discussioni su quali saranno i rapporti futuri tra Regno Unito e UE. Anche se si troverà un accordo, come spera il governo May, su un periodo di transizione post-2019, durante questo periodo dovranno essere garantite le quattro libertà fondamentali e la Corte di Giustizia Europea rimarrà l’autorità giuridica competente in materia.

Nonostante l’apertura mostrata a Firenze da Theresa May, quindi, i negoziati sono ancora in alto mare e incassano con questo voto una secca bocciatura da parte del Parlamento che, carta canta, ha le idee molto più chiare della controparte britannica. Tenendo ben presente che l’unica via percorribile sembra essere, come suggerito dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Gianni Pittella, “la strada dell’equilibrio e della saggezza”.


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