How do EU feel? Capitolo 8 – Maria Chiara

How do EU feel?

how do eu feel defCapitolo 8 – Maria Chiara

4 anni fa stavo per partire per l’Erasmus a Madrid. Se mi avessero detto che un giorno sarei arrivata a Cuba a fare ricerca sull’attivismo non ci avrei creduto. Ma riavvolgiamo il nastro. Stavo studiando scienze politiche a Bologna, con la noncuranza da neodiplomata e l’intraprendenza dei 20 anni. Feci domanda Erasmus e la vinsi. Non sapevo lo spagnolo, non avevo aspettative precise, e viaggiavo per il gusto di farmi sorprendere dalla vita. Così feci i bagagli, ma questa volta non per uno dei tanti viaggi di formazione o vacanza. Lasciavo casa per una nuova sistemazione. Non sapevo quello che mi aspettava. Se 4 anni fa, quando ero impegnata nei movimenti giovanili di Cesena, mi avessero detto che avrei conosciuto Pepe Mujica e chiacchierato ore nella sua casa di campagna in Uruguay non ci avrei creduto.

Un semestre universitario in Erasmus mi ha aperto la strada alle esperienze internazionali più varie. Ho imparato lingue straniere, e soprattutto a cavarmela nella vita. Non è stato facile sbrigarmela nella disastrosa burocrazia italo-spagnola. Nel 2013 il programma Erasmus era ancora in una fase di aggiustamento, non era ben definito come oggi. Di fatto il progetto aggiornato Erasmus+ è stato lanciato solo nel gennaio 2014, ed é il risultato dell’accorpamento di 7 diversi programmi di cooperazione e mobilità internazionale. Vengono proposti progetti di durata variabile con la collaborazione di università o organizzazioni locali, è quindi possibile studiare, avere una formazione professionale attraverso il volontariato o veri e propri viaggi di formazione. L’obiettivo comune è quello di intercambiare pratiche educative per incrementare e promuovere i valori europei. Le tre Key Action puntano sulla mobilità, sull’innovazione e sulle riforme politiche. I progetti sono cresciuti a una velocità impressionante in questi 4 anni.

Non credo che chiunque abbia studiato all’estero con il programma Erasmus+ sappia cos’è una Key Action, ma credo che ti sappia parlare di come ci si sente ad essere cittadino europeo. Chiunque ti dirà che è partito con la domanda “perché lo sto facendo?”. La curiosità di vedere qualcosa di nuovo è forte, ma lo è anche la paura di perdere tempo, di fallire, di interrompere qualcosa che tutto sommato non ha ragione di essere allontanato.

Partire per l’Erasmus è come intraprendere una camminata in montagna, senza una funzione strumentale ma che risponde al bisogno di aprirsi a un nuovo panorama, ampliare la concezione di mondo, ad allontanarsi fisicamente da casa per sperimentare un clima diverso, apprezzare relazioni fuori dal contesto ordinario.

Da quel giorno viaggiare è diventato “una droga”. Fare il salto non è stato più così difficile. Di fatto scrissi una tesi sulla demografia del Brasile, e pochi mesi dopo ero già partita per imparare il portoghese, sola, col mio zaino in spalla. Curiosa ed entusiasta, non mi fermai in Brasile ma continuai il viaggio “on the road” per altri paesi. Arrivai in Argentina, dove fui ospite di un programma televisivo, visitai le cascate e le missioni gesuita del Paraguay, e mi innamori dell’Uruguay. In questo momento del viaggio ho conosciuto l’ex-presidente José Pepe Mujica. L’esperienza è stata unica, ma non irripetibile. Di fatto sono tornata a trovarlo più volte alla sua residenza di campagna. I suoi discorsi mi hanno aperto gli occhi ai valori della vita. Non basta saper stare al mondo, ma essere coscienti di come lo si fa.

Tornata in Europa la voglia di mettere le mani in pasta non mancava. Altre lingue aspettavano di essere imparate, e questa volta venne il turno del Francese, grazie a un breve volontariato in Belgio. E visto che ero tornata nelle braccia della “mamma Europa” perché non a sbirciare alle proposte del caro programma Erasmus+? E fu così che partii con altri giovani europei per un progetto estivo in Azerbaijan.

Tutti questi viaggi suonano come qualcosa di affascinante. Ma non voglio nascondere che anche se diventa semplice partire, non è lo stesso facile tornare e chiedersi ogni volta “e adesso?”. Mi chiesi se la propensione irrefrenabile a viaggiare potesse portare a “qualcosa di buono”. Il mio obiettivo era tornare in America Latina, ma non volevo sentirmi un ulteriore volta nel “sogno hippy”, avevo bisogno di una missione. Il progetto questa volta sarebbe stato lungo, meditato e ben strutturato. Feci due calcoli e decisi di andare in Olanda per studiare per specializzarmi sulla cultura dell’America Latina. Il primo passo fu diventare ragazza alla pari per rinforzare il mio Inglese per entrare all’università. Poi iniziai il Master, che mi avrebbe portato a svolgere una ricerca antropologica sul campo (con borsa di studio). Destinazione raggiunta: Cuba.

Alla fine del racconto mi trovo a Leiden, in Olanda, nell’ultimo semestre universitario. Sto scrivendo una tesi riguardo al modo in cui l’arte sia utilizzata per fare attivismo e della reazione del regime. Ho raccolto informazioni durante l’estate passata a Cuba, e non è stato facile cercare informazioni riguardo a una artista censurata. Avrei molte cose da raccontare, scoperte, imprevisti, conoscenze, emozioni. Non avrei mai immaginato sarei arrivata a tanto. Quella Erasmus mi ispirò per sempre. Guardo con tenerezza ai tempi di “Scienze Politiche”, e parte la chiusura di qualche centro sociale, sono sicura che Bologna è sempre la stessa. Ma voglio sfruttare appieno i benefici di far parte di questa generazione, ed ho ancora voglia di viaggiare. E dove adesso? Da dove cominciare? Rimango col sogno di poter mantenere i contatti che ho iniziato in questi anni, come collaborare con gli attivisti che ho conosciuto a Cuba, ma chissà… E se non sarò attivista, una cosa è certa: cercherò sempre di essere Attiva.

L’autore

21370909_10212809851034932_9156630928300324476_nMaria Chiara Pacchierini, 24 anni, nata a Cesena, vive in Olanda per frequentare un Master di ricerca sull’ antropologia dell’America Latina.

 

 

 

Il progetto How do EU feel

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