Erasmus: le novità per il 2018. Più soldi in tasca e prima della partenza

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Più borse per tutti

Lo aveva promesso meno di un anno fa, agli Stati Generali di Erasmus, la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: il programma di scambi internazionali deve correre di più. Perché a trent’anni dal varo, gli studenti d’Europa che hanno lasciato il proprio Paese per andare a studiare all’estero sono stati solo l’1,2% della popolazione giovanile interessata. Quattro milioni in tutto, per i quali l’esperienza oltreconfine è stata occasione di crescita e di acquisizione di esperienze trasversali strategiche. Ma per dare un’accelerata al progetto e per consentire a una fetta più ampia di giovani di beneficiare del programma, servono più risorse. Un passo avanti (anzi due) sono stati fatti: ci sono più soldi in cassa, grazie a stanziamenti della Commissione europea e del Miur. E regole più precise per le università aiuteranno a equilibrare le opportunità di chi sogna di partire.

Più soldi

Intanto, i fondi. Nel decreto da 67 milioni per interventi a favore di studentesse e studenti universitari firmato il 29 dicembre dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, vengono destinati alla mobilità internazionale, in particolare a quella nei Paesi Ue, cinquanta milioni. Uno stanziamento in crescita (+6,5%) rispetto a un anno fa, quello previsto nel Fondo Giovani, che consentirà un incremento delle borse per chi parte. Ai contributi del Miur si aggiungono i finanziamenti Erasmus+ per i settori università, scuola ed educazione degli adulti assegnati dalla Ue e gestiti dall’agenzia INDIRE, che nel 2017 sono stati pari a 104 milioni di euro. Di questi, 72 milioni di euro per attività Erasmus+ ambito Università (studio e tirocinio).

Pari opportunità

La novità più importante però è costituita dal fatto che il decreto consente di attribuire più soldi a studenti in condizioni svantaggiate. Se, infatti, l’importo della borsa di studio (che serve a far fronte alle spese di viaggio e di soggiorno nel paese ospitante) è stabilito ogni anno dall’Agenzia Nazionale Erasmus, è prevista anche l’erogazione di un contributo integrativo di ateneo il cui importo viene fissato di anno in anno. Nel decreto firmato a dicembre è prevista un’integrazione delle borse Erasmus dai 150 euro al mese per chi ha un ISEE fra 40mila e 50mila euro, ai 400 per chi ha un ISEE sotto i 13mila euro.

Prima di partire

Ogni studente potrà conoscere in anticipo l’importo dell’incremento minimo assicurato dalle risorse statali, finora demandato ai singoli atenei.

Con il 50% in tasca

Altra novità, almeno il 50% della borsa sarà erogato prima della partenza. Un’altra misura a favore di chi parte da condizioni meno vantaggiose. Fino ad oggi, la prima parte di borsa veniva erogata entro 30 giorni dalla firma dell’accordo di mobilità, il restante al rientro.

Più fondi dall’Europa

Anche l’Europa ha stanziato più soldi per Erasmus. In particolare, per quanto riguarda i tirocini, la Commissione europea ha deciso di attribuire, dall’anno accademico 2018/19, un contributo più ricco, pari a 700 euro mensili, agli studenti in partenza verso mete fuori dall’Unione europea e 850 euro mensili agli stranieri in entrata.

4 milioni in trent’anni

Non è ancora disponibile un dato di consuntivo, ma gli universitari italiani in uscita nel 2017/18 dovrebbero essere 41mila. Dall’inizio del programma (1987) fino a oggi, il programma Erasmus ha coinvolto oltre 4milioni e 200mila studenti. L’Italia ha contribuito per il 10%, posizionandosi tra i quattro principali paesi per numero di giovani in partenza per esperienze di studio verso destinazioni europee (dopo Spagna, Germania e Francia).

In entrata

Se si guarda all’accoglienza il nostro paese è al quinto posto, poco dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito, con 22.772 studenti europei ospitati nelle nostre università nel 2015-16.

L’identikit

Lo studente Erasmus che ha scelto l’Europa come destinazione ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi è una studentessa, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda. Spagna, Francia, Germania e Portogallo sono i Paesi con i quali si effettuano più scambi per studio, con una permanenza media di 6 mesi; gli studenti privilegiano, nell’ordine, Spagna, Regno Unito, Germania e Francia per i tirocini che in media durano 3 mesi.

Il tirocinio

Nel confronto con altri Paesi tradizionalmente inclini allo stage, l’Italia ha guadagnato posizioni rispetto agli anni precedenti, posizionandosi al 3° posto in Europa, dopo la Francia e la Germania, che hanno finanziato rispettivamente 12.737 e 8.090 studenti in mobilità per traineeship. Spagna, Regno Unito e Germania sono le destinazioni preferite dagli studenti europei che intendono svolgere un tirocinio all’estero; l’Italia occupa la quinta posizione con 4.840 studenti stranieri ospitati.


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