Europa: quali scenari per il nostro territorio? – Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa

La lettera qui contenuta è stata scritta nell’ambito di un incontro sul tema dell’Unione Europea organizzato dal circolo PD di Concordia Sagittaria (Ve), al quale hanno partecipato l’On. Zoffoli e l’On. Moretto.

 

Europa: quali scenari per il nostro territorio?

Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa

“Le forze reazionarie hanno uomini e quadri abili ed educati al comando, che si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. Nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffati, si proclameranno amanti della libertà, della pace, del benessere generale, delle classi più povere. Già nel passato abbiamo visto come si siano insinuate dietro i movimenti popolari, e li abbiano paralizzati, deviati, convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovranno fare i conti.”

Sembrano parole di questi giorni, quelle che sono state appena citate. Sembrano provenire da chi, come noi, negli ultimi mesi ha letto i quotidiani e ascoltato i telegiornali, venendo a conoscenza di come, in Gran Bretagna, politici senza scrupoli hanno portato un intero Paese a prendere la dolorosa decisione della Brexit basandosi su false promesse e dati irreali. O di come, in Austria, ci fosse chi voleva arginare la disperazione di migliaia di persone con la costruzione di un muro frapposto tra il nostro Paese e il loro: entrambi membri dell’Unione Europea. Sembrano le parole di chi ha visto marciare 60mila neonazisti in Polonia, lo scorso novembre, con slogan inneggianti alla supremazia della razza bianca. Oppure le parole di chi, nella nostra stessa Italia, sente pronunciare gli stessi concetti razzisti dal candidato governatore della Regione Lombardia di un partito che aspira a ri-diventare di governo, come la Lega Nord, e di chi ha visto le aggressioni a giornalisti e a ragazzi di un altro colore, il tutto edulcorato da promesse di uscita dall’euro, di protezionismo e di flat-tax, presentate come ricette che avrebbero l’intento di proteggere le classi più povere del nostro Paese ma che, nella realtà, con dati economici alla mano, avrebbero il solo risultato di aumentare ancora di più le differenze tra chi ha tanto e chi ha troppo poco.

Queste righe così attuali, in realtà, sono contenute nel Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, durante il confino nell’isola laziale a cui i due erano stati sottoposti per la “colpa” di essere oppositori del regime fascista. Quel manifesto rappresenta una delle testimonianze nelle quali il sogno europeo è rappresentato nel modo più vivido e più forte ed ha avuto il merito di dare slancio a quel progetto chiamato Stati Uniti d’Europa, il quale si basa sulla concezione di un’Europa giusta, democratica, rappresentativa e profondamente libera, sia dal punto di vista politico che economico.

Impressiona la capacità di quei lucidi sognatori di prevedere – già 77 anni fa – quali sarebbero stati i rischi a cui la concezione di un’Europa unita e federale sarebbe stata esposta, nel corso della sua storia. Ed è proprio questo, forse, che in questo momento ci spaventa di più: la consapevolezza che i timori, le rabbie, le pulsioni nazionaliste che ci troviamo a fronteggiare avrebbero dovute essere già sepolte nelle pagine più buie della nostra storia, e invece sono ancora qui, vivide e intatte, alimentate dagli strascichi di una crisi economica senza precedenti e dai discorsi incendiari di forze politiche senza scrupoli, che di quelle stesse paure e di quella stessa rabbia si nutrono.

Ci vuole coraggio, oggi, a parlare d’Europa. A difendere quell’idea che non solo si possa, ma sia necessario tracciare un destino comune tra popoli che non siano delimitati dai soli vecchi confini ed interessi nazionali. Ci vuole coraggio a parlare di come il progetto europeo abbia portato in dono al nostro continente il più lungo periodo di pace della nostra storia; di come la condivisione di un destino politico ed economico rappresenti un’ulteriore punto di forza – e non una debolezza! – di fronte alle sfide sempre più dirimenti e complesse alle quali la nostra società dovrà saper dare risposta.

Ci vuole forse ancora più coraggio a entrare nel merito delle proposte, a parlare di elezione diretta del Presidente della Commissione Europea, di ulteriore armonizzazione delle politiche economiche e fiscali, dell’emissione di eurobond, degli snodi centrali rappresentati dalla cultura e dai diritti, due campi nei quali il Partito Democratico si sta impegnando con forza sia in ambito nazionale che europeo.

Certamente, la difficoltà di parlare di questo sogno e delle sue manifestazioni più concrete nasce anche da tanti errori e da problemi che, nel corso degli anni, hanno segnato questo percorso e hanno portato all’affermarsi di inquietudini, più o meno fondate, in relazione all’Unione Europea. Su tutti, da un lato, l’irrisolta percezione da parte di molti cittadini europei di un restringimento del welfare e della propria qualità della vita dovuti alla competizione con cittadini di altri Paesi membri, dove il costo della vita e del lavoro sono più bassi. Dall’altro, il senso di incompiutezza nell’annosa lotta al famoso “deficit democratico” che da sempre si associa alle istituzioni europee. Un problema acuito dalla recente bocciatura delle liste transnazionali al Parlamento Europeo, una proposta importante e di valore, difesa con forza dai governi italiano e francese ma arenatasi a causa del voto contrario delle destre e dei gruppi euroscettici, vale a dire forze che sono abituate ad usare l’Unione Europea come bersaglio e capro espiatorio per le proprie responsabilità e che non hanno il minimo interesse a dotare l’Unione di quelle competenze e di quegli strumenti in grado di renderla un’istituzione pienamente compiuta ed efficace, in grado di rilanciarsi e rilegittimarsi sia internamente che esternamente sullo scenario politico.

Sin dalla nascita della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), si è pensato che mettere in comune i nodi economici più centrali dei vari Paesi europei (di Germania e Francia, in primis) avrebbe portato, con tempo ed impegno, ad un processo d’integrazione più completo, cosa che in effetti è avvenuta. Oggi, probabilmente, alla nostra generazione spetta non solo ritrovare quelle leve economiche che possono servire da innesco per un’ulteriore integrazione in senso federale, ma anche saper raccontare in termini di valori, ideali e significati simbolici ciò che per noi europeisti il progetto degli Stati Uniti d’Europa rappresenta.

Il momento storico, con un asse franco-tedesco che appare forte, è propizio: sta proprio a questi Paesi, come Francia, Germania e Italia (tra gli altri) rilanciare la narrazione europea muovendo dallo spirito degli Spinelli, dei De Gasperi, dei Delors e degli Schuman, opponendo ai vari Salvini, Orban, Le Pen e Farage la forza di quei valori liberali e democratici che rappresentano il fondamento del progetto federalista europeo.

Per chiudere, forse possono tornare utili ancora una volta le parole del Manifesto di Ventotene, quando si dice:

“Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.

La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”

L’autore: mi chiamo Filippo, ho 28 anni e dal 2011 milito nel Partito Democratico. Sono laureato in Studi Europei presso l’Università di Padova e ho vissuto il mio periodo di Erasmus presso l’Universidad Complutense de Madrid. Attualmente vivo nella capitale spagnola, dove ho lavorato prima nell’ambito della progettazione europea ed ora della consulenza. In mezzo, un breve rientro in Italia, condito da un’esperienza professionale presso un LAG (Local Action Group) del Veneto.


Una risposta a "Europa: quali scenari per il nostro territorio? – Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa"

  1. Magnifica questa relazione, interamente condivisibile !! Complimenti a Filippo per le sue belle idee da portare avanti con coraggio e determinazione. Abbiamo bisogno di questa tipologia di giovani, da incoraggiare per accendere la storia, finalmente. In bocca al lupo, Filippo, lungo un cammino impervio e difficile. Io sosterrò questa IDEA fino al mio ultimo soffio vitale.

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