Il futuro del Meccanismo Europeo di Protezione Civile: più soldi e mezzi, coordinamento a livello europeo e prevenzione del rischio

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La situazione attuale

I disastri naturali in Europa e nel mondo stanno crescendo significativamente sia per la frequenza con la quale si presentano, sia per la loro intensità e costituiscono una seria minaccia alle nostre società, economie ed ecosistemi.

Si può comprendere la portata del problema semplicemente prendendo ad esempio i disastri naturali del 2017. Solo in Europa, essi hanno causato duecento morti.

Lo scenario descritto dalla ricerca scientifica per il futuro si presenta ancora più preoccupante, dal momento che prevede un intensificarsi di questi fenomeni. Annate come quella del 2017 non rappresenteranno più un’eccezione, ma saranno la norma. Senza ombra di dubbio, la principale causa è da identificarsi nel cambiamento climatico.

Di fronte ad un simile scenario, tuttavia, l’Unione europea non è rimasta inattiva. L’Unione europea ha sviluppato, negli anni, una solida rete di risposta ai disastri; il Meccanismo europeo di Protezione Civile (Union Civil Protection Mechanism – UCPM) è il protagonista di questo sistema

Il modello attuale è basato sul contributo volontario degli Stati membri, che mettono a disposizione preventivamente le loro capacità per l’EERC (da ora in poi chiamato “Pool europeo di Protezione Civile”) in cambio di supporto finanziario da parte dell’Unione per coprire spese come i costi di adattamento, di certificazione e di trasporto. Tuttavia, questo sistema si è rivelato insufficiente per rispondere ad emergenze di grande portata, che colpiscono diversi Stati nello stesso momento.

Una visione per il futuro

La visione per un Meccanismo europeo di Protezione Civile completamente sviluppato si costruisce su tre elementi essenziali.

  1. Una vera Capacità europea di Protezione Civile. Il futuro meccanismo dovrebbe dotarsi di capacità esistenti ulteriori rispetto a quelle detenute dagli Stati membri, nonché di capacità proprie. Si deve prevedere l’istituzione di una vera Capacità europea di Protezione Civile. Questa nuova Capacità colmerà le lacune identificate nei sistemi di risposta nazionali. L’intenzione non è quella di sostituire o replicare il lavoro degli Stati membri, ma di completarne l’azione laddove sia necessario. Per costituire questa Capacità, l’Unione finanzierà l’acquisizione di nuovi mezzi come, ad esempio, aerei anti-incendio.
  2. La coerenza della Capacità con gli altri strumenti esistenti. Il Nuovo Meccanismo dovrà anche essere più coerente, sia all’interno dell’UE che fuori. Questo significa che la creazione della Capacità dovrà andare di pari passo con un impegno maggiore degli Stati membri in termini di prevenzione. Il nuovo sistema incoraggia la responsabilità di tutti. Quindi, il Nuovo Meccanismo non agisce in isolamento, ma si costruisce sulla forza degli altri strumenti europei e si concentra sulla prevenzione del rischio.
  3. Una corretta assegnazione delle risorse. L’attuale budget di 368 milioni di euro per il periodo 2014 -2020 attributo al Meccanismo risulta irrisorio rispetto agli oltre 433 miliardi di euro di perdita economica causata dagli eventi climatici estremi a partire dal 1980 negli Stati membri. Un maggiore impegno finanziario europeo dovrebbe essere abbinato ad un adeguato ruolo di coordinamento da attribuire all’Unione. Si prevede che l’Unione europea eserciti completamente il comando e il controllo sull’eventuale Nuova Capacità di Protezione Civile europea. Dal momento che l’Unione provvederà in modo totale all’acquisizione dei mezzi della Nuova Capacità, ne manterrà anche il possesso. Inoltre, si ritiene opportuno istituire un “Erasmus della Protezione Civile” affinché la cooperazione che già esiste tra gli Stati Membri sia rafforzata.

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