Zoffoli “l’Europa è nata dal sogno di pochi, è diventata speranza di molti ed è oggi una necessità per tutti”. Intervista rilasciata a OggiTreviso

zoffoli2IMG-20180622-WA0012Riporto di seguito la mia intervista, rilasciata a Pietro Panzarino, Vicedirettore di OggiTreviso.

TREVISO – Il tema dell’Europa, di giorno in giorno, diventa sempre più centrale nella politica italiana.

Domani 28 e dopodomani 29 giugno si svolgerà il Consiglio Europeo, nato nel 1974,  di cui sono membri i capi di stato o di Governo dei Paesi membri, il Presidente della Commissione Europea, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e le politiche di sicurezza, presieduto da Donald Tusk.

Il Consiglio Europeo programma l’agenda politica dell’Unione Europea e nella due giorni saranno esaminate le soluzioni per raggiungere possibili, anche se, almeno per ora, improbabili nuovi accordi sul problema dell’immigrazione.

Sicuramente si tratta di una tappa fondamentale nella storia europea. All’orizzonte, la strada potrebbe portare al superamento della crisi o alla regressione della stessa Europa, voluta dai padri fondatori, tra i quali campeggiano Alcide De Gasperi e Aldo Moro.

Nell’ultimo week-end, nella nostra provincia, a Conegliano, ha partecipato a un dibattito pubblico l’eurodeputato Damiano Zoffoli, che si è reso disponibile per questa intervista sui temi caldi.

1. Stiamo vivendo la febbre dell’Europa?

L’Europa vive, siamo noi, l’Europa non è un contratto e bisogna superare la falsa idea e illusione che sia un gendarme, che ci costringe ed opprime e ci nega la nostra libertà. Dobbiamo recuperare il volto vero dell’Europa, l’Europa delle persone, di noi e non di altri. Dopo la fase iniziale, quando fu il sogno di pochi, l’Europa è diventata speranza di molti ed è una necessità per tutti, oggi.

2. In che senso è una necessità?

Oggi nel mondo ci sono sfide formidabili: l’immigrazione, i cambiamenti climatici, il terrorismo, il calo demografico europeo, che rappresenta il 7% della popolazione mondiale, con l’aggravante che stiamo invecchiando: l’età media europea è di 40 anni. E vale la pena ricordare gli stessi parametri in riferimento all’Africa: la popolazione africana vale due volte in mezzo rispetto a quella europea e la sua età media è di 25 anni! Questi dati dovrebbero spingere a puntare su più Europa e non su meno Europa, per il nostro bene!

3. E veniamo ai profughi…

I profughi sono nelle nostre comunità e bisogna garantire le soluzioni, almeno a livello minimo, nel dare loro le risposte adeguate. Con una metafora vorrei dire che tra il nostro territorio, dove viviamo concretamente e l’Europa intera, abbiamo la possibilità di vedere con gli occhiali bifocali: vediamo i problemi da vicino nel nostro territorio e da lontano nella dimensione europea. Insomma l’Europa rappresenta il collegamento tra l’ambito locale e quello mondiale e globale.

4. Ma il progetto europeo è ancora incompleto…

È vero i padri fondatori sono stati i profeti e ci hanno indirizzato verso il futuro, un futuro che deve essere costruito, che deve andare avanti, attraverso fasi successive, passaggi nel tempo, così come è successo in questi sessant’anni.

5. Eppure ci troviamo in una situazione complessivamente complicata…

Oggi la politica si divide tra due visioni antitetiche: a) coloro che credono che l’Europa è la soluzione dei problemi; b) ognuno è padrone a casa sua!

In questo contesto non si può rimanere fermi!

6. Dai risultati elettorali del 4 marzo alla nascita del governo in questo inizio di legislatura: come leggi questi dati, tenendo conto della tua esperienza del Parlamento europeo?

Sicuramente il risultato elettorale è stato gravemente impattante per il partito democratico, ma l’alleanza tra M5S e la Lega non mi ha sorpreso affatto.

Al Parlamento europeo, alla destra del presidente Tajani sono seduti gli euroscettici di Farage, l’ispiratore della cosiddetta Brexit, che è il capogruppo anche dei 12 deputati del M5S, dai quali è uscito il trevigiano David Borrelli, che si è iscritto al cosiddetto ” Non- gruppo”; subito dopo, alla loro destra, ci sono i cinque deputati della Lega, inseriti nel gruppo del Fronte Nazionale Francese, creato e gestito da Marine Le Pen.

Proprio questa loro caratterizzazione europea lasciava prefigurare il Governo Italiano, che si è insediato. Per me quindi non è stata nessuna sorpresa!

7. Matteo Salvini, oggi vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni, fino alle elezioni è stato europarlamentare e quindi lo ha potuto osservare: cosa puoi dirci di lui in veste di eurodeputato?

Premetto che il Parlamento europeo mensilmente svolge la sua attività, dividendo i suoi lavori per tre settimane a Strasburgo, dove operano le Commissioni e una settimana a Bruxelles, dove si svolge il dibattito pubblico. Ebbene, Salvini è sempre stato assente nelle tre settimane in cui si opera a Strasburgo, mentre è apparso fugacemente e piuttosto raramente a Bruxelles, dove per regolamento ogni parlamentare può intervenire da un minimo di un minuto e mezzo ad un massimo di due minuti.

Nei pochi interventi effettuati, Salvini ha sempre ripetuto che i suoi modelli sono l’ungherese Orban e il russo Putin.

Vale la pena ricordare che quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto al Parlamento europeo, Salvini, vestito con una delle solite sulle felpe, ha detto solamente una battuta: “Io scambierei 2 Mattarella per 1/2 Putin”.

Purtroppo Salvini e la sua politica fa molto male all’Italia, che la sta portando all’isolamento all’interno dell’Europa, senza rendersi conto che il nostro Paese, rappresenta lo 0,7% della popolazione mondiale e può vivere e crescere solamente con le esportazioni e il turismo.

8. Si può e in che modo cambiare il trattato di Dublino? Quali sono le proposte concrete che il gruppo dei socialisti europei, di cui fa parte il PD, potrebbero avanzare e suggerire?

Il Parlamento europeo ha già votato nel novembre 2017 la Riforma del Trattato di Dublino, quella che oggi il Consiglio europeo sta discutendo.

La riforma è stata votata anche dal gruppo socialista e democratico che ha contribuito in maniera rilevante alla modifica del testo iniziale della Commissione. Cito alcuni aspetti decisivi. Siamo riusciti a cancellare il criterio per il quale un richiedente asilo dovesse essere accolto dal primo paese d’accesso. L’abbiamo sostituito con un meccanismo automatico e permanente di ricollocamento a cui tutti i Paesi membri sono tenuti a partecipare, pena conseguenze sui fondi strutturali.

Ci sono, poi, da considerare il rafforzamento della cooperazione con i Paesi d’origine e il rafforzamento delle frontiere europee creando una guardia costiera europea.

Ora la palla è passata al Consiglio dell’Unione Europea (il sistema istituzionale europeo è in un certo senso bicamerale, quindi dopo il voto del Parlamento serve l’approvazione del Consiglio, ossia degli Stati).

La cosa bizzarra è che le proposte approvate dal Parlamento europeo e che ho spiegato sopra (ricollocamento, guardia costiera, sostegno ai Paesi di origine) sono nella bozza del Presidente del Consiglio Conte.

Ma, a novembre, in Parlamento Europeo, Lega e 5 Stelle hanno votato contro. Un chiaro esempio delle loro continue contraddizioni.

9. La tua attività di europarlamentare durante il quadriennio: quali sono gli aspetti legislativi che possono far sentire effetti concreti in Europa nel futuro prossimo?

Faccio parte della commissione parlamentare per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI).

In questi anni mi sono occupato di molte questioni che hanno a che fare con la lotta all’inquinamento dell’acqua (ad esempio il tema PFAS nel contesto della nuova direttiva acque potabili che ha interessato una grande parte del Veneto centrale), il ciclo dei rifiuti (con il pacchetto economia circolare) e soprattutto la lotta all’inquinamento dell’aria.

In questo contesto è stato approvato 2 settimane fa un Regolamento di cui sono stato relatore, concernente il monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di CO2 e dei consumi dei mezzi pesanti nuovi, immatricolati nell’Unione Europea.

Il nuovo regolamento colma quella che era una grave lacuna: la mancanza di un sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica dei dati sulle emissioni di anidride carbonica e dei consumi di carburante dei mezzi pesanti immatricolati e immessi sul mercato dell’Unione Europea.

La nuova normativa è decisamente importante anche per il Veneto. L’inquinamento dell’aria è un problema drammatico per tutta l’area padana.

Per fare un esempio i giorni di sforamento delle PM10 e PM2,5 sono stati, in 6 dei 7 Comuni capoluogo del Veneto, superiori ai 35 giorni all’anno.

Considerato che il 25% della CO2 derivante dal settore dei trasporti su strada proviene da camion, autobus, pullman, si può comprendere come il Regolamento approvato dal Parlamento europeo sia un altro passo per aria più pulita e quindi per tutelare maggiormente la salute dei veneti.

La legislazione approvata, inoltre, sarà di reale supporto anche alle 10.300 imprese venete che operano nel settore dei trasporti su strada. Questi operatori, che sono principalmente piccole e medie imprese, non potevano scegliere i veicoli più efficienti in termini di consumo di carburante e di risparmiare sui costi del carburante stesso, che rappresentano 1/3 dei costi di esercizio.

Grazie al nuovo Regolamento, nell’arco di due anni sul sito dell’Agenzia Europea dell’Ambiente saranno disponibili i dati sulle emissioni di anidride carbonica e sui consumi di tutte le categorie di mezzi pesanti di nuova produzione.


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