La Commissione Europea chiede di aprire la procedura di infrazione: cosa rischia l’Italia?

shutterstock_317833073-nx7eifv0iwb1r1v186p0a7x15pspt4xffr1xc3m3w0La Commissione europea ha chiesto di attivare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la violazione della regola sul debito. L’Italia rischia molto ma non nel breve periodo.

La Commissione europea si è espressa sulla Legge di Bilancio italiana con una bocciatura che sembrava quasi scontata e ha chiesto l’apertura della procedura d’infrazione.

Le sanzioni previste per la violazione della regola sul debito sono severissime: si rischiano una multa fino a 9 miliardi di euro, il congelamento dei fondi strutturali necessari a favorire la crescita economica e occupazionale e lo stop dei prestiti concessi dalla Banca europea degli investimenti.

Tuttavia l’attivazione della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia dovrebbe avvenire non prima del 22 gennaio, con effetti concreti a partire dalla primavera del 2019.

Vediamo in cosa consiste la procedura d’infrazione per il deficit eccessivo e quali conseguenze potrebbe avere sull’economia del Paese.

La procedura d’infrazione per deficit eccessivo

La procedura d’infrazione per debito eccessivo è una misura giurisdizionale volta a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea che violano gli obblighi del diritto comunitario sulla determinazione del deficit.

Quando la Commissione europea stabilisce che un Paese non ha rispettato gli obblighi pattuiti, invia un parere motivato e chiede allo Stato di adottare delle misure per conformarsi agli obblighi comunitari.

Ciò è accaduto nei confronti dell’Italia: infatti il 23 ottobre la Commissione europea ha bocciato la Legge di Bilancio italiana e ha dato 3 settimane di tempo al governo Conte per presentare un Documento programmatico di Bilancio conforme alle regole europee.

Tuttavia, l’Italia non ha accolto il rimprovero; pertanto la Commissione europea ha chiesto di aprire la procedura d’infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

Questa procedura è regolata dall’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea secondo cui tutti i Paesi dell’Unione europea devono soddisfare due requisiti:

  • il disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (PIL);
  • il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL.

Le sanzioni

Le sanzioni previste dalla procedura di infrazione sono:

  • la multa (fino ad un importo massimo pari allo 0,5% del PIL), calcolata in base all’importanza delle norme violate e agli effetti della violazione sugli interessi generali dell’Unione europea;
  • il congelamento dei fondi strutturali, ovvero dei finanziamenti che l’Unione Europea dà agli Stati membri per effettuare investimenti mirati alla crescita economica e occupazionale del Paese;
  • la fine dei prestiti della Banca europea, quindi l’interruzione dei prestiti concessi dalla Banca europea degli investimenti e anche l’uscita dal programma di acquisto di titoli di Stato della BCE (la Banca Centrale Europea).

I rischi per l’Italia

La scelta del governo italiano di non adeguarsi alle indicazione della Commissione europea ha aperto la strada alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo che potrebbe avere degli effetti devastanti per la nostra economia.

Basti pensare che l’Italia è il Paese che più di tutti beneficia dei fondi strutturali, necessari per lo sviluppo economico e la crescita occupazionale del Paese.

Fino al 2020 l’Italia dovrebbe ricevere ben 73 miliardi di euro da 5 fondi strutturali: il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale, per la coesione, per lo sviluppo regionale, per la pesca e il Fondo sociale. Perdere tali fondi sarebbe una grave perdita che andrebbe a ledere soprattutto le regioni del sud del Paese.

A questa misura va aggiunta anche una multa che può arrivare fino a 9 miliardi di euro: infatti la multa massima con cui l’Unione europea può colpire uno Stato membro è pari allo 0,5% del PIL, quindi nel nostro caso 9 miliardi di euro.


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