Erasmus ed Erasmus+, come migliorare l’inclusione per i disabili

img_7488Si è svolta ieri al Parlamento Europeo una conferenza che ho organizzato, insieme al collega Luigi Morgano e all’IESN (International Erasmus Student Network) sul tema dell’inclusione dei ragazzi e delle ragazze disabili nei programmi Erasmus e Erasmus +.

Erasmus è uno dei programmi di finanziamento più importanti e longevi dell’Unione, dal 1987 sono circa 9 milioni i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al programma, che anche grazie all’introduzione di Erasmus +, il programma che si rivolge al mondo del lavoro, e i numeri di chi passa un periodo all’estero per studio o per lavoro aumentano sempre di più.

Rimangono purtroppo ancora dei problemi di inclusione: in particolare per i ragazzi e le ragazze con una forma di disabilità, è molto difficile poter fare l’Erasmus, basti pensare che tra il 2014 e il 2016 la percentuale di giovani che hanno necessità particolari che hanno beneficiato dei programmi di mobilità ha oscillato tra l’1,80% e il 2,77%, molto poco.

Proprio per migliorare l’accessibilità per tutti dei programmi Erasmus e Erasmus +, durante la conferenza di ieri, i membri dell’Inclusive Alliance Mobility, una rete europea che riunisce 21 associazioni studentesche europee, hanno presentato un documento che racchiude alcune raccomandazioni per aumentare l’inclusività dei programmi per la mobilità giovanile.

Il documento, (che trovate cliccando a questo link: ima recommendations – final version) si rivolge alle Istituzioni Europee, ai Governi degli Stati Membri, alle Università e alle imprese e, non ultimo, a chi dovrà usufruire dei programmi di mobilità e traccia alcune linee guida per migliorare l’accessibilità per tutti.

Durante la conferenza si è discusso del documento e di come questo debba essere un punto di partenza per il nostro lavoro futuro. Noi faremo la nostra parte, al Parlamento, perchè i programmi di mobilità per i giovani siano inclusivi per tutti e che nessuno sia lasciato fuori a causa di una forma di disabilità.

Ho poi deciso di firmare l’appello che ci impegna a tenere in considerazione la mobilità inclusiva nel nostro lavoro quotidiano, in particolare sui giovani.

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